Falliscono quando finiscono le alternative
Serie “Capire l’impresa” – Episodio 17 (qui l’episodio precedente)
Ci sono imprenditori che ricordano perfettamente il giorno in cui hanno capito che la loro azienda stava entrando in difficoltà.
Quasi sempre, però, quel giorno non coincide con l’inizio del problema.
Coincide con il momento in cui si rendono conto che una decisione, fino a poco tempo prima ancora possibile, non lo è più.
La banca diventa più prudente, un fornitore chiede di essere pagato prima, un cliente importante decide di rivolgersi altrove e un investimento, programmato da tempo, viene rinviato ancora una volta.
A quel punto è naturale pensare che la crisi sia iniziata lì, in quell’istante preciso.
In realtà, ciò che è cambiato non è la situazione dell’azienda. È la quantità di strade ancora percorribili.
Le imprese raramente passano da una condizione di tranquillità a una di emergenza nel giro di pochi giorni. Molto più spesso attraversano un periodo in cui ogni mese restringe leggermente il campo delle possibilità. Una scelta rimandata, una trattativa conclusa male, un investimento rinunciato, un margine che si riduce senza che nessuno se ne accorga. Presi singolarmente sembrano episodi ordinari, quasi inevitabili nella vita di qualsiasi impresa. Osservati nel loro insieme raccontano invece qualcosa di diverso.
Raccontano che, poco alla volta, l’azienda sta perdendo libertà.
Non libertà di lavorare, ma libertà di scegliere.
Ed è proprio questo il cambiamento che molti imprenditori faticano a vedere. Finché esistono più soluzioni, anche un problema importante può essere affrontato in modi diversi. Quando le alternative iniziano a diminuire, ogni decisione pesa di più, perché le possibilità di correggere un errore diventano sempre meno.
Le decisioni hanno una scadenza
Ogni decisione produce conseguenze anche quando sembra poter essere rimandata. Esiste però un momento in cui intervenire è più semplice, meno costoso e lascia aperte molte più possibilità. Quel momento raramente compare sul calendario e, proprio per questo, è facile lasciarselo sfuggire.
Finché un’azienda dispone di liquidità, di credibilità sul mercato e della fiducia dei propri interlocutori, quasi ogni problema può essere affrontato attraverso percorsi differenti. Si può negoziare con una banca oppure con un’altra. Si può cercare un nuovo cliente, rivedere l’organizzazione interna, rinviare un investimento o anticiparne un altro. Le combinazioni possibili sono numerose e questo permette all’imprenditore di scegliere la soluzione che ritiene più adatta.
Con il passare del tempo, però, qualcosa cambia.
Non necessariamente peggiorano tutti i numeri. Non sempre diminuisce il fatturato. A volte l’azienda continua persino a lavorare con la stessa intensità di prima. È il margine di manovra che, quasi senza fare rumore, comincia a ridursi.
Un istituto di credito modifica il proprio atteggiamento. Un fornitore riduce le dilazioni di pagamento. Alcuni clienti diventano più prudenti. Anche all’interno dell’azienda le decisioni iniziano a essere prese più per necessità che per convinzione.
È una trasformazione lenta e, proprio per questo, difficile da riconoscere mentre sta avvenendo. Osservata a distanza di mesi appare evidente; vissuta giorno dopo giorno, invece, si confonde con la normale complessità della gestione aziendale.
Ed è proprio questa normalità apparente a rendere il fenomeno così difficile da riconoscere.
L’imprenditore continua ad avere la sensazione di poter recuperare terreno, perché ogni singolo episodio sembra ancora affrontabile. Quello che fatica a vedere è l’effetto complessivo. Ogni possibilità che si riduce rende tutte le altre un po’ più preziose e, allo stesso tempo, un po’ più fragili.
La libertà si misura prima della crisi
C’è un equivoco che accompagna molte imprese.
Si tende a misurare la solidità di un’azienda dalla quantità di problemi che riesce a evitare. In realtà le aziende più solide non sono quelle che evitano le difficoltà. Sono quelle che conservano abbastanza libertà da poter scegliere come affrontarle.
La differenza può sembrare sottile, ma cambia completamente il modo di leggere ciò che accade.
Un imprenditore che dispone di più alternative può permettersi di trattare, di aspettare, di cambiare strategia, perfino di sbagliare una decisione senza compromettere l’equilibrio complessivo dell’impresa. Quando invece le possibilità si riducono, ogni scelta diventa definitiva molto più di quanto dovrebbe essere.
È in quel momento che il tempo acquista un valore diverso, non perché ne rimanga meno, ma perché ogni mese trascorso senza affrontare la causa del problema elimina una strada che fino a poco prima era ancora percorribile.
Ed è questo il motivo per cui molte crisi sembrano esplodere all’improvviso. In realtà ciò che esplode è soltanto l’ultimo anello di una catena che si è formata lentamente, mentre l’azienda perdeva, una dopo l’altra, le proprie possibilità di scelta.

Aspettare è una decisione
Ogni imprenditore conosce il valore della prudenza. Prima di investire, di assumere una persona o di acquistare un nuovo macchinario è giusto raccogliere informazioni, valutare i rischi e cercare conferme. Decidere troppo in fretta può essere pericoloso.
Esiste però una forma di prudenza che, con il passare del tempo, smette di essere tale.
È quella che porta a rimandare una decisione non perché manchino gli elementi per prenderla, ma perché si spera che il problema, nel frattempo, cambi da solo.
Qualche volta succede.
Molto più spesso, invece, è il problema a cambiare l’azienda.
Mentre l’imprenditore aspetta, le possibilità continuano lentamente a restringersi. Ciò che pochi mesi prima poteva essere affrontato in modi diversi finisce per avere una sola strada percorribile. Non perché qualcuno l’abbia scelta, ma perché tutte le altre, nel frattempo, si sono chiuse.
È questo il momento in cui molti hanno la sensazione di non avere più alternative.
In realtà le alternative c’erano. Non erano scomparse all’improvviso. Erano rimaste aperte per mesi, qualche volta per anni, fino al giorno in cui il tempo le ha trasformate in occasioni perdute.
Per questo le aziende non entrano davvero in crisi quando finiscono i soldi. I problemi finanziari, molto spesso, sono soltanto il punto in cui tutti riescono finalmente a vedere ciò che stava accadendo da tempo. La crisi comincia prima, quando ogni settimana rende un po’ più stretto il margine di scelta dell’imprenditore senza che nessuno se ne accorga.
Ed è forse questa la domanda che ogni imprenditore dovrebbe concedersi, prima che sia il tempo a rispondere al posto suo.
Quante delle alternative che oggi do per scontate esisteranno ancora tra sei mesi?
