Ci sono storie che ti restano addosso.
Storie che, più dei numeri, raccontano cosa significa portare sulle spalle un peso che ogni giorno diventa un po’ più grande, finché non ci si accorge che da soli non si può più andare avanti.
SPOILER – La storia che stai per leggere non è un caso limite, non è un’eccezione statistica. È la realtà quotidiana di moltissimi imprenditori, artigiani, commercianti e professionisti italiani che, fra burocrazia, imprevisti familiari e difficoltà crescenti, finiscono schiacciati da un debito che non rappresenta ciò che sono, ma ciò che hanno attraversato.
Oggi questa storia, che arriva dal cuore del Lazio, prende una piega diversa.
Oggi inizia un percorso che mira a ottenere un risultato concreto e realizzabile prima dell’estate: liberarsi da un debito di oltre 270.000 euro che da troppo tempo condiziona scelte, emozioni e prospettive.
Ecco come.
Un debito troppo grande per essere pagato, anche con tutta la buona volontà
Nel piccolo laboratorio artigianale dove da anni si lavora tra profumo di pulito e macchine che non si fermano mai, ci sono due fascicoli appoggiati sul tavolo. Dentro, una lunga storia di cartelle, contributi non versati, avvisi, errori non voluti, rate saltate in momenti di crisi familiare, vecchie definizioni agevolate decadute per ragioni spesso umanamente comprensibili.
Sommando tutto, la cifra fa paura: circa 270.000 euro.
Non è un importo che si può gestire con un po’ di sacrificio o tagliando qualche spesa superflua. Non è un importo che “prima o poi” si sistema.
È un debito che supera di gran lunga il fatturato che questa piccola tintoria artigiana, gestita con dedizione e fatica, riesce a produrre ogni anno: tra 55.000 e 60.000 euro. E si tratta di fatturato, non di utile. Significa che il margine reale, quello che rimane per vivere, pagare spese, tasse correnti e sostenere una famiglia, è molto inferiore.
Da solo questo basterebbe a definire la situazione come “oggettivamente insostenibile”.
Ma qui c’è molto di più.
Una storia familiare fuori dal comune
Chi incontra questa famiglia per la prima volta percepisce subito una cosa: la loro vita è straordinaria.
Non straordinaria nel senso romantico del termine, ma straordinaria nel suo essere fuori dalla norma, intensa, impegnativa, piena di responsabilità che pochi oggi potrebbero sostenere.
Sono una coppia giovane e coraggiosa, con nove figli e un decimo in arrivo. Alcuni di questi ragazzi convivono con disabilità, altri necessitano di cure continue, visite mediche, logopedia, terapie ospedaliere. Ci sono ricoveri, esami, emergenze, spostamenti continui da un ospedale all’altro.
Tutto questo mentre l’attività artigiana, unica fonte di reddito, va avanti senza interruzioni: la saracinesca si alza ogni mattina, i clienti arrivano, il lavoro va fatto, le consegne vanno rispettate.
Chi vive una situazione così non ha “tempi morti”, non ha pause, non ha margini per pianificare con precisione.
Si va avanti, giorno dopo giorno, facendo il possibile.
In questo contesto, pretendere che debiti così grandi venissero gestiti con regolarità è semplicemente irreale.
Il debito non è frutto di cattiva volontà o di leggerezza: è frutto della vita.

La consapevolezza che arriva oggi: il problema non è morale, è matematico
Durante il confronto, il marito lo dice con semplicità:
“Io voglio pagare, ma non potrò mai farlo. Anche volendo, non ce la farò mai”.
E questa frase contiene la verità che tanti imprenditori non riescono ad ammettere:
che non esiste volontà, forza di carattere o sacrificio che possa ribaltare una situazione matematicamente impossibile.
Perché quando:
- hai un debito da oltre 270.000 euro,
- guadagni molto meno,
- non hai beni da vendere,
- hai una famiglia di 11 persone da mantenere,
- sostieni spese mediche importanti,
- lavori in un’attività che garantisce solo la sopravvivenza,
il debito non è più un “problema da risolvere”.
È una condizione da affrontare con realismo, consapevolezza e uno strumento legale adeguato.
E proprio oggi arriva la decisione di affrontarlo davvero.
Oggi il percorso inizia: si attiva il Codice della Crisi
La svolta arriva quando questa famiglia scopre che esiste una legge, una procedura strutturata, concreta, pensata proprio per situazioni come la loro: il Codice della Crisi, che permette a persone fisiche, famiglie e ditte individuali di ottenere uno sdebitamento proporzionato alla propria reale capacità contributiva.
Non è una scorciatoia, non è un “escamotage”, non è un condono.
È una procedura seria, valutata da un organismo terzo e indipendente, che ascolta la storia, analizza i numeri, verifica la meritevolezza, calcola la possibilità reale di rimborso e approva un piano sostenibile.
Nel loro caso, tutti, proprio tutti i requisiti sono presenti:
- debito sproporzionato rispetto al reddito;
- composizione familiare eccezionale;
- presenza di disabilità;
- totale assenza di patrimonio immobiliare;
- attività indispensabile per vivere;
- buona fede nella gestione;
- storia documentata e coerente;
- nessuna possibilità reale di pagare.
Questa non è una semplice situazione meritevole. È una situazione che rientra pienamente nella ratio del Codice della Crisi.
E oggi, con la firma dell’incarico, il percorso parte ufficialmente.
Perché questa famiglia ha davvero diritto a una riduzione del debito quasi totale
Durante il confronto, spieghiamo un concetto fondamentale: quando i requisiti sono così chiari, la legge consente una riduzione del debito che può arrivare anche al 90-95%, e in alcuni casi eccezionali perfino oltre.
E la loro situazione presenta tutti gli elementi necessari:
- il debito supera di oltre cinque volte il fatturato annuale: con questa sproporzione, qualsiasi giudice vede l’insostenibilità;
- il nucleo familiare richiede risorse enormi: 9 figli, più il decimo in arrivo a marzo, non sono un dettaglio: incidono direttamente nella valutazione della capacità contributiva;
- la presenza di disabilità certificata aumenta la meritevolezza: spese obbligatorie, priorità inderogabili;
- non ci sono beni da vendere: dunque, una liquidazione non porterebbe alcuna utilità allo Stato;
- l’attività è l’unica fonte di reddito: va salvaguardata, non chiusa;
- la volontà di risolvere è autentica e documentata: la storia lo dimostra, le condizioni anche.
Questo significa che il nuovo debito omologato può diventare una cifra minima, probabilmente irrisoria, spalmata in rate calibrate sulla loro reale capacità.
Oggi questa non è più un’ipotesi: è un obiettivo.
Ed è un obiettivo che possiamo raggiungere prima dell’estate.
L’obiettivo: chiudere il cerchio entro l’estate
È qui che il percorso prende concretezza.
Spieghiamo ai clienti che:
- novembre → firma incarico
- dicembre–aprile → analisi, predisposizione del piano, attestazione
- maggio–giugno → omologa dell’OCC
- estate → nuova vita
Questa timeline non è un auspicio: è una previsione operativa, basata su casi analoghi e sulla chiarezza della loro situazione.
Il risultato? Entro l’estate, questa famiglia può:
- avere un nuovo debito ridotto del 90–95% (forse azzerato),
- iniziare a pagare solo ciò che è davvero sostenibile,
- eliminare la paura del futuro,
- ritrovare serenità familiare,
- proteggere l’attività e il reddito,
- programmare finalmente il domani.
E lo faranno sapendo una cosa importantissima: questa procedura si può fare una sola volta nella vita, quindi va fatta bene, con precisione, con competenza.
Cosa cambia da subito: i benefici immediati della procedura
Il percorso non porta benefici solo alla fine. Da oggi, cambiano molte cose.
- Fine dell’ansia da “posta indesiderata”. Le azioni esecutive si fermano: nessuno può procedere a sorpresa.
- La tintoria resta aperta e protetta. Il reddito della famiglia non viene toccato.
- Nessuna cifra impossibile da pagare. Le rate saranno costruite sulla base di ciò che possono effettivamente sostenere.
- Maggiore organizzazione finanziaria. Guidiamo la famiglia nella gestione delle entrate e delle spese essenziali.
- Un percorso chiaro, con un traguardo preciso: l’estate. E per chi vive da anni nella nebbia del debito, avere un traguardo è già una forma di sollievo.
“Non fare nulla” non è una strada: è un precipizio
Molti imprenditori rimangono fermi troppo a lungo, sperando che la situazione “migliori da sola”, che un nuovo cliente, un nuovo lavoro, un mese migliore porti ossigeno.
Ma il debito non aspetta: cresce, peggiora, colpisce nei momenti più inaspettati.
E quando colpisce, lo fa senza pietà:
- blocco dei conti,
- pignoramento presso terzi,
- prelievo diretto presso i clienti,
- fermi amministrativi,
- perdita di fiducia,
- problemi penali,
- stress ingestibile.
Chi ha una famiglia da proteggere non può permettersi di restare immobile.
Chi agisce, invece, cambia tutto.
E questa famiglia, oggi, sceglie la seconda strada.
Cosa facciamo davvero
Quando lavoriamo a una procedura come questa, non “prepariamo documenti”. Guidiamo persone che vivono una situazione dolorosa, fragile, complessa.
Il nostro lavoro comprende:
- ascolto,
- analisi dettagliata,
- costruzione del piano del consumatore,
- valutazione dei flussi finanziari,
- accompagnamento fino all’omologa,
- gestione del rapporto con l’OCC,
- protezione dell’attività,
- impostazione di una gestione finanziaria nuova e sostenibile,
- assistenza continua anche dopo la conclusione.
Ogni caso è unico, ma una cosa è sempre uguale: il nostro impegno nel trasformare un peso che sembra insopportabile in una nuova possibilità.
Oggi inizia la ripartenza
Questa famiglia romana non è solo un “caso tecnico”. È un esempio di forza, di amore, di capacità di non arrendersi anche quando tutto sembra troppo.
Oggi non pregano più perché la situazione migliori, oggi hanno scelto di migliorarla: firmano, iniziano, mettono un punto al passato e aprono una strada nuova.
E se tu, leggendo questa storia, ti riconosci anche solo in parte – se anche tu senti quel peso sul petto, quella paura di aprire la posta, quella sensazione di non farcela più – allora sappi che non sei solo.
E soprattutto: puoi iniziare oggi.
Perché è oggi che tutto cambia.