Il presente non può lavorare soltanto per pagare il passato

Serie “Capire l’impresa” – Episodio 27 (qui trovi l’episodio precedente)

La rata parte, anche questo mese.

Sul conto c’era abbastanza denaro e l’imprenditore è riuscito a rispettare la scadenza. Non è stato semplice, perché nei giorni precedenti ha controllato gli incassi più volte e ha aspettato il pagamento di un cliente prima di autorizzare il bonifico.

Ma alla fine ha pagato.

Può sembrare una buona notizia e in parte lo è.

Un debito è stato ridotto, una scadenza rispettata e un problema che avrebbe potuto creare conseguenze immediate è stato rinviato al mese successivo.

Nel frattempo l’azienda continua a lavorare. I clienti ordinano, le persone vengono pagate, i fornitori ricevono quanto dovuto e sul conto entra continuamente nuovo denaro.

Guardando la situazione un mese alla volta, sembra che il sistema funzioni. L’impresa produce risorse e il passato ne assorbe una parte.

Finché il denaro basta per entrambi, perché dovrebbe esserci un problema?

Per rispondere bisogna smettere per un momento di guardare la singola rata.

E cominciare a guardare ciò che l’azienda potrebbe fare con quel denaro se non dovesse utilizzarlo per qualcosa che appartiene a ieri.

Pagare i vecchi debiti non è l’unico compito del denaro di oggi

Ogni euro prodotto dall’impresa corrente ha diversi possibili utilizzi.

Serve innanzitutto a mantenere in funzione ciò che permette di produrlo.

Bisogna acquistare materiali, pagare persone e fornitori, sostenere affitti, mezzi, assicurazioni e tutti gli altri costi dell’attività. Bisogna inoltre accantonare le risorse necessarie per imposte e contributi che stanno maturando oggi, anche quando le relative scadenze arriveranno più avanti.

Ma un’impresa non vive soltanto delle spese necessarie a sopravvivere fino alla fine del mese.

Un macchinario dovrà essere sostituito. Un mezzo avrà bisogno di manutenzione. Potrebbe servire una nuova persona, un investimento commerciale, più magazzino oppure liquidità sufficiente per sostenere una commessa importante prima che il cliente la paghi.

Poi esistono gli imprevisti.

Un incasso arriva in ritardo. Un cliente riduce improvvisamente gli ordini. Una macchina si ferma. Il mercato attraversa qualche mese più debole.

Anche per questo un’azienda che riesce semplicemente a pagare tutto ciò che scade oggi non è necessariamente un’azienda finanziariamente tranquilla.

Ha bisogno di conservare una parte della propria capacità per ciò che accadrà domani.

Quando deve anche pagare i vecchi debiti, quella stessa capacità viene divisa tra due tempi diversi.

Il presente deve finanziare se stesso e contemporaneamente deve sistemare il passato.

Il problema non è che lo faccia ma stabilire quanto possa farlo.

Una rata sostenibile può diventare insostenibile insieme alle altre

Considerata da sola, una rata da mille euro può sembrare perfettamente gestibile. Anche una da duemila.

Lo stesso può valere per un piano di pagamento verso un fornitore, una posizione fiscale rateizzata o un altro impegno precedente.

Ognuno, preso separatamente, può trovare spazio nei conti dell’azienda ma l’impresa non li paga separatamente. Li paga tutti con la stessa liquidità.

È qui che la prospettiva cambia.

Immaginiamo un’attività che, dopo aver sostenuto correttamente i costi correnti e gli impegni dell’anno, riesca a produrre mediamente 6.000 euro al mese di risorse disponibili.

Una vecchia posizione ne richiede 1.500, un’altra 1.000. Poi ci sono 800 euro per un ulteriore piano e 1.200 per sistemare un altro rapporto.

Ogni accordo, osservato singolarmente, sembra sostenibile.

Insieme assorbono 4.500 euro, all’impresa rimangono 1.500 euro. Formalmente sta pagando tutto.

Ma con quei 1.500 euro deve anche costruire la propria capacità di affrontare un investimento, un ritardo negli incassi o semplicemente qualche mese meno favorevole.

Il problema, quindi, non è più stabilire se riesca a pagare la prossima rata.

È capire se può continuare a pagarle tutte senza indebolirsi progressivamente.

Il fatto che tu riesca a pagare non significa che tu possa permettertelo

È una distinzione che può sembrare paradossale: se il denaro c’è, perché non dovresti utilizzarlo per ridurre un debito?

Perché la liquidità disponibile oggi non coincide necessariamente con quella che l’azienda può cedere senza conseguenze.

Un imprenditore può riuscire a pagare una scadenza rinviando la sostituzione di un mezzo.

Può farlo rinunciando temporaneamente a un investimento.

Può utilizzare denaro che sarebbe servito a costruire una riserva oppure contare sul fatto che i clienti continueranno a pagare puntualmente nei mesi successivi.

Nessuna di queste decisioni produce necessariamente un problema immediato.

Ed è proprio per questo che il meccanismo può continuare a lungo.

Il passato viene pagato, l’impresa corrente continua a funzionare ma alcune cose vengono continuamente spostate in avanti.

Il macchinario può aspettare. L’assunzione può aspettare. La riserva di liquidità verrà costruita più avanti. L’investimento si farà quando ci sarà più disponibilità.

Finché, prima o poi, qualcosa non può più aspettare.

A quel punto può sembrare che il problema sia nato improvvisamente.

In realtà l’azienda stava utilizzando da tempo una parte delle risorse necessarie al proprio futuro per sostenere qualcosa che apparteneva al passato.

Il futuro è la prima cosa che possiamo rimandare

Quando le risorse non bastano per fare tutto, l’imprenditore tende comprensibilmente a dare priorità a ciò che ha una scadenza precisa e una conseguenza immediatamente visibile.

La rata deve essere pagata entro venerdì, il fornitore sta aspettando, una posizione fiscale ha una data da rispettare e la banca addebiterà comunque quanto previsto. Sono impegni che entrano nell’agenda e chiedono una decisione, mentre molte delle esigenze future dell’azienda non hanno ancora una data scritta da nessuna parte.

Nessuno telefona per ricordare che sarebbe opportuno accumulare una riserva di liquidità sufficiente per affrontare tre mesi difficili. Il macchinario che funziona ancora non manda una comunicazione per avvertire che tra un anno potrebbe diventare inaffidabile, così come un’opportunità commerciale che non sappiamo ancora di avere non ci chiede oggi di conservare le risorse necessarie per coglierla.

Per questo il futuro è spesso la parte più semplice da sacrificare.

Non perché l’imprenditore non gli attribuisca importanza, ma perché il presente e il passato fanno molto più rumore.

Se ogni mese una parte consistente del denaro prodotto viene destinata a impegni precedenti, l’azienda può continuare a essere perfettamente puntuale nei pagamenti e contemporaneamente rinviare tutto ciò che non appare ancora indispensabile. La manutenzione straordinaria viene spostata di qualche mese, un investimento viene rimesso nel cassetto, l’assunzione di cui ci sarebbe bisogno viene affrontata chiedendo uno sforzo ulteriore alle persone già presenti e la liquidità che avrebbe dovuto diventare una riserva rimane sul conto soltanto per il tempo necessario a raggiungere la scadenza successiva.

Vista dall’esterno, l’impresa continua a funzionare.

Vista nel tempo, sta riducendo progressivamente lo spazio che separa una normale difficoltà da un’emergenza.

Un’azienda può essere puntuale e diventare più fragile

La puntualità nei pagamenti è importante, ma non può essere l’unico indicatore con cui misuriamo la sostenibilità di ciò che stiamo facendo.

Un’azienda potrebbe pagare regolarmente tutte le proprie rate per dodici mesi e arrivare alla fine dell’anno con meno liquidità, macchinari più vecchi, investimenti rinviati e una maggiore dipendenza dalla puntualità degli incassi dei clienti. Non ha necessariamente creato nuovi debiti e non ha mancato alcuna scadenza, ma possiede meno possibilità di assorbire un problema rispetto a dodici mesi prima.

Questo cambiamento può essere difficile da percepire proprio perché non esiste un giorno preciso nel quale la situazione passa da sostenibile a insostenibile.

La fragilità cresce poco alla volta.

Un cliente che paga con quindici giorni di ritardo viene gestito spostando qualche bonifico. Un guasto viene affrontato utilizzando la liquidità disponibile. Un mese con meno fatturato viene compensato aspettando gli incassi di quello precedente. Ogni episodio viene superato e, proprio perché viene superato, sembra confermare che l’azienda sia ancora in grado di sostenere il peso complessivo.

Il punto non è chiedersi se abbia resistito.

Bisogna chiedersi quanto le sia costato farlo e quale capacità le sia rimasta dopo.

Se per rispettare gli impegni precedenti l’impresa deve utilizzare ogni mese quasi tutto ciò che riesce a generare oltre ai costi correnti, basta una variazione relativamente piccola per modificare l’equilibrio. Non serve necessariamente perdere un grande cliente o attraversare una crisi di mercato; può essere sufficiente che alcuni incassi arrivino più tardi del previsto mentre una spesa imprevista si presenta nel momento sbagliato.

Quello che fino al mese precedente sembrava sostenibile improvvisamente non lo è più.

Eppure il problema non è nato quel giorno.

Quel giorno è solo diventato visibile.

Pagare il più possibile non significa necessariamente risolvere prima

Quando un imprenditore ha debiti accumulati nel passato, l’idea di destinare ogni risorsa disponibile alla loro riduzione ha una logica intuitiva molto forte.

Meno debito rimane, prima il problema finirà.

Inoltre pagare produce una sensazione concreta di avanzamento. La cifra diminuisce, una rata viene cancellata dal calendario e l’imprenditore può pensare di essersi avvicinato un po’ di più al momento in cui finalmente tornerà libero da quegli impegni.

Ma questa logica funziona soltanto se la velocità con cui stiamo riducendo il passato è compatibile con la capacità del presente di continuare a produrre le risorse necessarie.

Se per pagare i vecchi debiti togliamo all’impresa il denaro necessario per mantenersi efficiente, investire e affrontare gli imprevisti, potremmo accelerare la riduzione di una posizione e contemporaneamente aumentare il rischio di crearne altre.

Un’impresa che rinvia sistematicamente le imposte correnti per rispettare vecchie rate non sta risolvendo il proprio indebitamento. Sta semplicemente spostandolo nel tempo. Lo stesso vale quando i fornitori di oggi vengono pagati sempre più lentamente per sostenere obblighi precedenti oppure quando la liquidità destinata al funzionamento corrente viene continuamente utilizzata per affrontare ciò che è rimasto indietro.

Il passato diminuisce da una parte e ricompare dall’altra.

Per questo una strategia non può essere giudicata soltanto dalla quantità di debito che riesce a rimborsare nel minor tempo possibile.

Deve essere giudicata anche da ciò che lascia in piedi mentre lo fa.

Prima viene la capacità di produrre il denaro con cui pagherai

C’è un ordine che può sembrare ovvio, ma che diventa facile dimenticare quando le scadenze si accumulano.

L’attività che un’impresa svolge nel presente produce il denaro con cui può affrontare il proprio passato.

Questo significa che proteggere la capacità dell’azienda di continuare a lavorare non è un modo per sottrarsi ai problemi precedenti. È la condizione necessaria perché esistano anche domani le risorse con cui affrontarli.

Se un mezzo è indispensabile per servire i clienti, sostituirlo quando necessario non è uno spreco di denaro che sarebbe stato meglio destinare a una rata. Quando una persona è necessaria per sostenere il volume di lavoro, valutarne l’inserimento non significa ignorare i debiti. Se l’azienda ha bisogno di una certa riserva per evitare che ogni ritardo negli incassi diventi un problema, costruirla significa difendere la continuità della fonte da cui arrivano i pagamenti futuri.

La domanda cambia quindi prospettiva.

Non si tratta più di capire quanto denaro possiamo togliere all’azienda questo mese senza impedirle di arrivare al successivo, ma quale quantità di risorse possa essere destinata stabilmente al passato lasciando al presente tutto ciò che gli serve per continuare a produrre.

Per rispondere non basta osservare il saldo disponibile oggi.

Bisogna guardare avanti, stimare gli incassi e le uscite, considerare le scadenze correnti, prevedere gli investimenti necessari e conservare un margine per ciò che non possiamo conoscere in anticipo. Solo dopo diventa possibile stabilire quale parte della capacità finanziaria dell’impresa possa essere utilizzata per gli impegni precedenti senza trasformare il loro pagamento in una nuova causa di debolezza.

È una logica meno immediata rispetto a quella del “pago tutto quello che riesco”.

Ma contiene una differenza fondamentale: .

Gli chiede di rimanere abbastanza forte da poterlo affrontare nel tempo.

Il problema non è la prossima rata

Quando esistono più debiti, è facile che ciascuno venga affrontato nel momento in cui si presenta.

Una posizione viene rateizzata perché è diventata urgente, con un fornitore si concorda un pagamento mensile, un altro debito viene gestito quando arriva una richiesta e nel frattempo continuano gli impegni che erano già stati assunti in precedenza.

Ogni volta l’imprenditore fa lo stesso ragionamento: guarda ciò che sta pagando in quel momento e cerca di capire se può aggiungere anche quella cifra alle uscite dei mesi successivi.

Mille euro sembrano possibili. Poi se ne aggiungono ottocento, altri millecinquecento e magari una scadenza trimestrale che, trasformata mentalmente in un importo mensile, continua ad apparire gestibile.

Il problema è che nessun creditore costruisce il proprio accordo considerando tutto ciò che l’imprenditore deve pagare agli altri.

Ognuno guarda comprensibilmente la propria posizione. L’unico soggetto che può guardarle tutte insieme è l’imprenditore.

Ed è proprio quello che deve fare.

Perché una serie di soluzioni individualmente possibili può produrre un risultato complessivamente impossibile.

Non basta quindi sommare le rate che esistono oggi. Bisogna inserirle dentro la capacità reale dell’impresa di produrre denaro, considerando contemporaneamente ciò che serve all’attività corrente, gli impegni che matureranno nei prossimi mesi e le risorse che devono rimanere disponibili affinché l’azienda continui a funzionare.

Solo allora possiamo sapere quale spazio esista davvero per il passato.

La soluzione deve stare dentro il futuro

Affrontare un debito significa inevitabilmente utilizzare risorse che avrebbero potuto avere un’altra destinazione e questo non può essere evitato.

Quello che può essere evitato è decidere quella destinazione senza conoscere il limite oltre il quale il pagamento comincia a compromettere ciò che dovrebbe sostenerlo.

Se un’impresa può destinare stabilmente una certa quantità di denaro alle posizioni precedenti, qualsiasi soluzione complessiva dovrebbe partire da quella capacità, non dalla semplice somma di ciò che i singoli creditori chiedono.

È un cambio di prospettiva importante.

La domanda non è più quanto riusciamo a pagare facendo il massimo sforzo possibile questo mese, ma quanto possiamo sostenere nel tempo continuando a pagare correttamente ciò che nasce oggi e conservando all’azienda le risorse necessarie per lavorare anche domani.

Questo significa osservare insieme passato e futuro.

Il passato dice quali problemi devono essere affrontati, il futuro stabilisce quanto possiamo permetterci di destinare alla loro soluzione senza crearne di nuovi.

Tra i due c’è il presente, che deve continuare a produrre.

Se dimentichiamo uno di questi tre tempi, rischiamo di costruire una soluzione che funziona soltanto sulla carta oppure finché non accade qualcosa di diverso dal previsto.

Un’azienda sana non è una riserva da svuotare

Quando l’attività corrente funziona, la sua capacità di produrre denaro rappresenta probabilmente la risorsa più importante a disposizione dell’imprenditore.

Proprio per questo deve essere protetta.

Non significa lasciare irrisolti i debiti mentre l’azienda accumula liquidità. Significa evitare di considerare ogni euro che rimane dopo le spese del mese come denaro automaticamente disponibile per il passato.

Una parte di quelle risorse appartiene già al futuro dell’impresa, anche se non esiste ancora una fattura che lo dimostri.

Appartiene al prossimo investimento, alla manutenzione che arriverà, alla riserva necessaria per attraversare un periodo più debole e alla possibilità di sostenere nuovo lavoro senza dipendere ogni volta dall’incasso precedente.

Togliere sistematicamente queste risorse può permettere di pagare i vecchi debiti più velocemente.

Può anche rendere più fragile la fonte che li sta pagando ed è questo il paradosso che bisogna evitare.

Per risolvere il passato abbiamo bisogno che il presente continui a funzionare. Se nel tentativo di accelerare la soluzione indeboliamo l’attività che produce il denaro necessario, rischiamo di allontanare proprio il risultato che stavamo cercando.

Per questo non sempre pagare di più significa risolvere meglio.

Conta quanto viene pagato, certamente, ma conta anche da dove arrivano quelle risorse e soprattutto cosa rimane dopo averle utilizzate.

Alla fine la domanda più importante non riguarda la rata del prossimo mese ma l’azienda che dovrà pagarla, insieme a tutte quelle che verranno dopo.

Il passato deve essere affrontato e la soluzione funziona davvero soltanto quando permette al presente di continuare a costruire un futuro.

Avatar Enrico Benedetti
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